STUDIO Il BLASONE
studioilblasone@teletu.it
tel.:055444680
Ricerche Genealogiche,
Araldiche e Storiche
Inventariazione Archivi
Asseverazione documenti

Via di Castello n. 24
50019 Sesto Fiorentino (FI) 

Ricercando ricercando...
Una riforma nobiliare. Montefiascone nel 1834.

Il 29 gennaio 1834 Il Comune di Montefiascone [ben rappresentato dalla bellissima chiesa di San Flaviano nella foto], rientrante nello Stato Pontificio, decise di riformare lo status dei gradi  della sua Nobiltà.
Nel solco del motuproprio Leonino del 1827 fu cambiata la classificazione precedente, divisa in Nobiltà di Patriziato (Consiglieri della Palla d'Oro)  e in Nobiltà Cittadina. Le classi divennero quelle di Nobiltà gentilizia e di Nobiltà personale. Tutte le Famiglie che erano precedentemente ascritte alla Nobiltà di Palla d'Oro furono automaticamente iscritte alla Nobiltà gentilizia; ugualmente la Nobiltà gentilizia fu riservata a coloro che fossero stati oriundi e nativi di Montefiascone da venti anni e che avessero avuto parenti in luogo, ma di primo grado e all'interno di quel ceto di Nobiltà gentilizia. Le aggregazioni alla Nobiltà personale sarebbero state possibili a favore di chiunque, rimanendo fermo il concetto della non ereditarietà. Non sarebbe mai stato possibile alcuna ascrizione personale senza la precedente approvazione di tutta la Magistratura, ossia da tutto il Governo cittadino.  
In generale niuno potrà essere ascritto a veruno  de' detti gradi  che non abbia onesti et legittimi natali, buoni costumi, specchiata condotta, fedele sudditanza in modo che sia stato sempre dal pubblico riputato  attaccato al Governo Pontificio ed anzi prima che verrà  ad esso rilasciato il diploma, dovrà giustificare di avere emesso il suo giuramento di fedeltà alla Santa Sede avanti l'autorità ecclesiastica o presso i deputati ecclesiastici  del nostro Consiglio.
Coloro che avessero voluto ascriversi alla Nobiltà gentilizia non sarebbero stati accettati qualora non avessero provato che la loro Famiglia avesse riseduto per almeno 30 anni in Montefiascone e che non avesse mai esercitato arti liberali o vile ed abietto esercizio, possedendo un capitale famigliare di almeno quattromila scudi. Si poteva essere aggregati alla Nobiltà gentilizia nel caso la propria Famiglia avesse posseduto aggregazione alla Nobiltà gentilizia di un'altra città avente avuto Nobiltà in periodi antecedenti a quella ottenuta da Montefiascone.
Una volta ottenuto il diploma di Nobiltà gentilizia, l'ascritto avrebbe potuto unire al proprio lo stemma del Comune di Montefiascone.
Gli aggregati alla Nobiltà personale, precedentemente detti il 'secondo ceto', avrebbero dovuto risiedere con la loro Famiglia per venti anni in Montefiascone senza esercitare arti liberali o vili e possedere un capitale di almeno duemila scudi, oppure essere ascritti allo stesso ceto in un'altra città che godeva del privilegio della Nobiltà civica anteriormente rispetto a Montefiascone. Al ceto di Nobiltà personale avrebbero potuto essere iscritti anche individui estranei alla città ma benemeriti e riconosciuti come tali: in questo caso non si sarebbe potuto trasmettere la Nobiltà ai discendenti.
Chiunque, in caso di condanna per lesa maestà, eresia, apostasia, omicidio premeditato, furto qualificato o in caso di condanna con interdizione perpetua dai pubblici uffici sarebbe stato cancellato dal ceto Nobile di appartenenza  e con lui sarebbero stati cancellati anche i suoi discendenti. Per condanne di un anno o all'interdizione temporanea dai pubblici uffici i discendenti sarebbero rimasti ascritti al ceto Nobiliare di appartenenza.

 

Torna alla categoria"

Home ::: I professionisti ::: Settori di Attivitą ::: Pubblicazioni ed eventi ::: Contatti ::: Dove Siamo

Sito Online Plus di Euweb