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Gli ebrei a Castro nel XVI secolo

Fermo restando che per ulteriori informazioni è consigliabile curiosare sulla pagina web Le piccole comunità ebraiche nel Ducato di Castro nonchè nel pdf Le comunità ebraiche nelle terre di rifugio, riportiamo qui alcuni cenni frutto di una ricerca svolta in prima persona presso l'archivio di stato di Viterbo.
In tale archivio vengono conservati una certa quantità di protocolli notarili sfuggiti prima alla distruzione sistematica della città di Castro da parte delle truppe papali nell'anno 1649 e poi all'incendio appiccato dai soldati pontifici nel XIX secolo. Si tratta certamente di una piccola quantità rispetto a quelli esistenti al momento della resa di del 1649  ma comunque sufficiente per fornire l'immagine di una città vivace  quale era Castro tra quattrocento e cinquecento.
Tra questi notai  spicca sicuramente la produzione di Domenico Angeli, uomo di spicco all'interno della società di Castro. Nei suoi protocolli emerge una popolazione  composita, per la maggior parte proveniente dalla Toscana (si citano uomini di San Pietro in Bagni, Pontremoli, Montalcino, Monterchi, Montemerano, Premilcuore, Vinacciano di Pistoia, Stia, Rocca di Val d'Orcia, Pitigliano, Manciano, Sovana, Marradi, Carrara, Pratovecchio, Batignano, Cortona, Rigomagno, Capalbio...) e con una attiva presenza ebraica. Il 9 luglio 1562 è testimoniato un Bonaiuto di Leuccio ebreo abitante in Castro mentre del 20 dicembre 1558  è la prima testimonianza di Sabbatello (o Sabbatullo) del fu Giuseppe con suo figlio Salomone. La famiglia Sabbatelli  o Sabbatulli figura molte volte citata nei protocolli dell'Angeli; Perna, già vedova di Sabbatello del fu Giuseppe, riceveva, da parte di  Moyses Hyeir, haebreus  de civitate Anconae il 12 giugno 1562, una donazione  di una casa in contrata Plateola confinante con altri beni del suddetto Sabbatello. All'atto erano presenti Giuseppe ebreo di Acquapendente ed Amadeo, anch'egli ebreo, assieme al cognato di Perna, il già citato  Buonaiuto del fu Leuccio assieme al germano di Perna,  Raffaello di Angelo. Testimone all'atto era rogato anche mastro  Giovanni di Pietropaolo di Pistoia ma abitante in Castro [tale mastro Giovanni era ormai facente parte integrante della società castrense, visto che il 20 aprile 1562 stipulava, in Castro, una soccida per 38 maiali di sua proprietà]. Perna, moglie di Sabbatello o Sabbatullo, era, come detto, già vedova di Sabbatello nel 1562 [il quale dunque dovette decedere tra il 1558 e il 1562] era figlia di mastro Angelo da Tolentino e l'otto febbraio 1563 [in stile], con il permesso Raffaele suo  germano  e di Amadeo di Prospero suo affine e a nome di Salomone suo figlio e a nome di Crescenzio  Meluccio da San Casciano suo  affine, dotava sua figlia Vittoria di 100 scudi. Amedeo di Prospero, citato affine  di Perna nell'atto precedente, veniva citato come originario di Viterbo ma abitante in Castro in un documento del 13 gennaio 1563 [in stile], nel quale effettuava l'acquisto di un terreno in Contrada Valle di Santo Stefano. Altri atti indicano altri particolari della famiglia Sabbatelli.
Salomone, già citato, figlio di Sabbatello e Perna,  aveva 22 anni nel  nel 1563 e dunque era nato circa nel 1541; in un atto del 6 agosto 1563 egli rinunciava mediante  iuramento manutacto calamo more hebreorum alla restituzione della dote concessa a Prospero di Leone, ebreo in Castro, in ragione del suo matrimonio futuro con donna Lustra, germana  di Salomone e figlia di Sabbatello. Il 22 dicembre 1563 tale dote fu perfezionata e consegnata alla detta Lustra: si trattava di due case, una in contrada Plateola, per un totale di 98 scudi oltre alla mobilia ivi contenuta. Salomone, poi,  assieme a sua moglie, il 9 luglio 1564 decise di offrire al Venerabile Monastero  della Visitazione presso Castro una donazione di  quaranta libbre di stagno  e 60 libbre di rame per un valore di trecento scudi. Altra figlia di Perna e di Sabbatello era Livia, nel 1563 andata in sposa a David di Raffaele ma che non era stata in grado ancora nel 1572 di consegnare la dote promessa al proprio sposo.
Il citato cognato di Perna moglie di Sabbatello, ossia Bonaiuto del fu Leuccio, faceva testamento il 7 dicembre  1562. Egli, hebreorum more, donava uno scudo Scholae seu Synaghogae ebreorum hexistent. in  civitatis Castr(ensis), riconsegnando la dote a sua moglie Diamante e assegnando invece a sua figlia Zefira una dote di 50 scudi  e all'altra figlia Bonafata una dote di 150 scudi. Determinava infine eredi universali  Laudadio e Prospero suoi figli minori per i quali nominava tutori la moglie, Laudadio figlio di mastro Gabriele e Amadeo figlio di Prospero.(Il 6 febbraio 1565 [in stile] Bonaiuto del fu Leuccio era già morto poichè i suoi eredi vendevano alcuni suoi beni posseduti in Castro in Contrada Santa Lucia). Il citato  Laudadio si sposò poi con  Clemenza del fu Isaac di Viterbo e morì prima del 1588; in un atto del trenta ottobre di quell'anno la sua vedova assieme a Bonaiuto e a Graziano di Benedetto suoi affini, prometteva di dare la dote dovuta a Leandra del fu Pacifico Leucci e promessa a Salomone figlio di Abram del fu Consolo di Viterbo.
Il 13 marzo 1565 [in stile], il citato Amadeo di Prospero acquistava un terreno in Castro in Contrada detta Certosa.
Il 17 marzo 1567 [in stile], Paolo Ermete e Domenico Fabri  si dichiaravano debitori di  Rubino del fu Consolo, ebreo di Spoleto ma abitante in Castro che accettava la dichiarazione per se stesso , per suo fratello Simone e  e per gli eredi del fu Buonaventura e per i suoi eredi, in merito alla somma di  dieci scudi del valore di dieci giuli  per scudo, per un totale di cento giuli.
Il 23 novembre 1582 Raffaele Spagnoletto, ebreo di Castro,  dichiarava pubblicamente un proprio devito di 176 scudi. Debito  che non dovrà certo preoccuparlo in futuro visto che l'ascesa dello Spagnoletto all'interno della Comunità ebraica di Castro sarà costante. Nell'anno 1592 proprio Raffaele Spagnoletto, assieme ad Aronne del fu Giuseppe ed a Raffaele del fu Bonaiuto era rappresentante dell'università ebraica  di Castro, per conto della quale acquistava constituendi eorum Synagogam atque Oratorium una casa cum duabus cameris, uno cellario cum cantina et puteis in parte detecto seu discoperto,  posta in Contrada Plateolae.
Anni prima, nel 1566, il tre gennaio, veniva stipulato in Castro il contratto matrimoniale tra Preziosa Cherubini abitante in Corneto (=Tarquinia) e Ventura del fu Isaac ebreo di Pitigliano ma abitante a Sovana. Per la sposa firmava il fratello Abraham e la dote era fissata in 70 scudi.
Il 6 aprile 1581  David del fu mastro Gabriele di Sovana e Raffaele del fu Bonaiuto di Castro si dichiaravano debitori di di Guglielmo del fu mastro Gabriele di Sovana. David e Guglielmo erano fratelli.
Il quattro aprile 1586 Prospero del fu Leone ebreo di Castro faceva testamento. Lasciò volontà di essere sepolto in sepulchris suorum antecessorum, nominando poi la madre Diana e la moglie Violante del fu Sperandeo di Castelnuovo riconsegnandole la dote di 110 scudi. Menzionava poi la figlia Laura e i suoi due eredi universali, i figli Sperandeo e Benigno.
Tale rapido excursus rende evidente la libertà di espressione e di vita della comunità ebraica di Castro. Libertà che attraeva anche ebrei di altre località vicine e che comunque concedeva ai membri della comunità di Castro di poter vivere secondo i propri riti ed usanze, poter essere sepolti nei propri cimiteri, giurare i propri documenti secondo il proprio uso, fino a possedere una Scuola o Sinagoga già nel 1562 che verrà poi ampliata nel corso del 1592 e degli anni seguenti. La Sinagoga, come visto era posta nella Contrada Plateola,  probabilmente quartiere di residenza della comunità, come visto nel caso degli immobili posseduti dalla famiglia Sabbatelli proprio in quegli anni e in quel luogo. In merito a ciò da notare un ultima ed importante caratteristica degli ebrei di Castro: la libertà di possedere beni immobili di quasiasi tipo e di comprarli e venderli. Tutte peculiarità per nulla scontate per gli Ebrei del XVI secolo.

 

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